Bioetica & Società n. 2 – 2004

2004 n. 2 maggio-agosto (Anno II)

Editoriale (p. 5)

INTERVENTI

Pasquale Giuseppe Macrì, Ricerca sulle cellule staminali ed etica applicata alla medicina (p. 9)

Matteo Galletti, Essere una persona e avere diritto alla vita: analisi di alcuni argomenti in bioetica (p. 17)

Carlo Casini, Marina Casini, Il Parlamento Europeo e lo statuto giuridico dell’embrione umano (p. 28)

Lodovico Galleni, Etica ambientale e salvezza della Biosfera. Studio di un caso (p. 41)

Cecilia Veracini, Emergenza Amazzonia: la distruzione delle popolazioni e degli ecosistemi (prima parte, p. 43).

ESPERIENZE E RIFLESSIONI DAL MONDO DELLA SCUOLA

Andrea Porcarelli, Prospettive educative del dibattito bioetico tra personalismo e spersonalizzazione (p. 51)

Gaia Marsico, Un percorso intorno al morire (p. 63)

Clementina D’Amico, Clelia Memoli, Scuola e bioetica. Un’esperienza (p. 71)

Stefano Sodi, Dalla scienza alla divulgazione. Uno studio di caso: gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM – p. 75)


CONVEGNI, RECENSIONI E CONTRIBUTI

Giovanni Volpi, Riflessioni a partire da un Circolo di Studio su «Etica, bioetica e biopolitica» (p. 83)

Antonio Lillo, Rischi e benefici dell’ingegneria genetica (p. 86)

Michela Vanni, Creatori e creature: i poteri dell’ingegneria genetica (p. 88)


Editoriale

Secondo una logica già seguita nel numero precedente, intendiamo riprendere alcune sollecitazioni contenute negli interventi dello stesso numero con l’auspicio di stimolare la ricerca di linee convergenti e riferimenti comuni all’interno del panorama bioetico contemporaneo.

Carlo e Marina Casini, al di là delle questioni specifiche riguardanti la recente legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, pongono questioni rilevanti. Per esempio: il desiderio di avere figli, pur «assolutamente lodevole», può realizzarsi ricorrendo a qualsiasi procedura, oppure tale legittima esigenza incontra limiti invalicabili? Ed in caso di risposta affermativa a quest’ultima domanda, come pervenire all’individuazione di tali limiti ed in base a quali principi? E tali limiti potrebbero eventualmente essere definibili culturalmente?

Altra questione di fondamentale importanza sollevata dagli stessi autori ci sembra quella relativa alla necessità o meno di astenersi da quegli interventi che, con probabilità non trascurabile, potrebbero causare gravi danni, se non la morte stessa, di uno o più esseri umani. Si tratterebbe in questo caso della discussione intorno alla validità o meno del noto «principio di precauzione». D’altra parte Vittoria Franco, a partire da considerazioni molto diverse, relativamente alla legge italiana sulla fecondazione in vitro, ricorda le difficoltà

esistenti per pervenire ad una conclusione univoca sulla «personalità» dell’embrione così come alla determinazione «universale» dello stesso concetto di persona, per cui tutto questo contribuisce a rendere incerta l’intera problematica di fondo, comune a tante questioni bioetiche, come quelle inerenti la «procreatica».

In un tale contesto tuttavia, come ancora sostenuto dalla stessa Vittoria Franco, non si deve pensare di poter prescindere da un’adesione ad una gerarchia di valori ai quali devono comunque sempre fare riferimento le leggi di uno stato, per cui sembra non eludibile la discussione intorno alla individuazione di tali valori.

Sandro Spinsanti, da parte sua, intende andare oltre ricordandoci, ancora in un contesto di valori individuati e condivisi, l’urgenza di riscrivere addirittura «nuove regole» che tengano conto della complessità dei fenomeni legati alla «cura» e all’intera medicina, nonché del rapporto che si è andato a configurare, negli ultimi decenni, tra il medico e il paziente, al di là delle semplificazioni troppo spesso legate alle tematiche delle «cose giuste» e della «pura informazione» da fornire al paziente stesso.

Anche Gaia Marsico, prendendo spunto da un’analisi delle problematiche collegate ad un caso particolare di test genetico, ci invita a non prescindere da percorsi di «democratizzazione della medicina e della scienza» se vogliamo evitare «nuove stigmatizzazioni, nuove discriminazioni e nuove esclusioni» e, al contrario, a favorire «lo sviluppo dell’autonomia di scelta, il crearsi di cambiamenti sociali tesi al miglioramento della qualità di vita e di cittadinanza, la presa in carico delle responsabilità individuali e collettive». Quindi, se la bioetica intende sempre più coinvolgere sia gli spiriti colti che il grande pubblico, è necessario che si appropri in maniera rinnovata della discussione intorno ai valori, tenendo conto dell’attuale complessità riscontrabile in ambito medico-sanitario, in vista di un più ampio, reale e democratico coinvolgimento del cittadino molto spesso posto di fronte a scelte fondamentali per la propria salute nonché per la propria e altrui vita.

Anche da punti di vista strettamente didattico-educativi, come emerge dagli interventi di Andrea Porcarelli e Patrizia Funghi, non sembra possibile prescindere da prospettive esplicitamente valoriali, in particolare se pensiamo alle tematiche scolastiche comprese all’interno delle varie «educazioni» (ambientale, salute, legalità, affettività…) introdotte negli ultimi anni e riunite, con la recente riforma, sotto la denominazione di «Educazione alla convivenza civile», oppure a quelle collegate con l’integrazione degli alunni diversamente abili.

Resta la fatica della ricerca di una scala di tali valori e di punti di riferimento comuni che da molti è ritenuta impresa costellata da difficoltà pressoché insormontabili. Crediamo, con altri, che sia possibile un’etica in cui molti uomini possano riconoscersi, e riteniamo che esista la «possibilità di costruire valori-quadro entro cui articolare e rendere compatibili, in modo innovativo, codici morali e giuridici o stili di condotta diversi» che corrispondano ad una coscienza civile «modellata su esperienze confrontate e condivise» (R. Bodei, Il dottor Freud e i nervi dell’anima, Roma, Donzelli, 2001).

In questo numero continua la riflessione su questioni veramente cruciali per la bioetica che ci auguriamo possano innescare ulteriori riflessioni ed interventi nella linea della ricerca auspicata. Per quanto ci riguarda, non mancheremo di apportare il nostro contributoin tal senso fin dal prossimo numero della rivista.

II Edizione del Concorso sulla Bioetica (2004)

CONVIVERE, CONDIVIDERE LA SCIENZA
Concorso aperto agli studenti del triennio delle Scuole Medie Superiori della Provincia di Pisa

Svolgimento di un articolo di fondo da terza pagina di un quotidiano riguardante i grandi temi della bioetica (tempo assegnato 3 ore)

Premi

1° Classificato (350 €): Silvia Bigazzi (IV H Liceo Socio-Pedagogico «G. Carducci» S. Miniato)

2° Classificato (250 €) Samuele Cappelli (III Liceo Scient-Tecnolog. «G. Marconi» Pontedera)

3° Classificato (200 €): Silvia Barachini (III Liceo Scient-Tecnolog. «G. Marconi» Pontedera)
Commissione giudicatrice

Presiede: Cecilia Robustelli (Docente di Linguistica, Univ. di Modena)

Commissione: Quattro docenti responsabili del Centro di Bioetica, Sabrina Chiellini (Il Tirreno), Mario Mannucci (La Nazione)

Bioetica & Società n. 1 – 2004

2004 n. 1 gennaio-aprile (Anno II)

Editoriale (p. 5)


INTERVENTI

Carlo Casini, Marina Casini, La legge italiana sulla procreazione assistita (p. 11)

Vittoria Franco, Una legge ingiusta, prodotto di una particolare concezione metafisica (p. 28)

Sandro Spinsanti, Quale etica per l’EBM? (p. 36)

Gaia Marsico, I test genetici tra mercati, brevetti e aspettative: il caso del cancro al seno (p. 47)


ESPERIENZE E RIFLESSIONI DAL MONDO DELLA SCUOLA

Andrea Porcarelli, Il rapporto tra educazione alla convivenza civile e bioetica nel contesto della riforma del sistema scolastico (p. 57)

Patrizia Funghi, La questione degli alunni diversamente abili. Aspetti etici (p. 63)

Eloisa Modolo, Simona Martire, Andrea E. Storti, Francesco Porcaro, La bioetica al Liceo Scientifico «E. Majorana», Roma. Intervento alla III Conferenza Nazionale di di Bioetica per la Scuola – Messina, 7/8 novembre 2003 (p. 70)

Samuele Cappelli, Giuseppe Baglio, Giacomo Bini, Cristian Gennai, Fabrizio Tommasini, è possibile porre dei limiti alla ricerca genetica? Intervento alla III Conferenza Nazionale di Bioetica per la scuola – Messina, 7/8 novembre 2003 (p.78)


CONVEGNI, RECENSIONI E CONTRIBUTI 

Giusi Venuti, Il Convegno di Messina (p. 87)

Diletta Maria Cecilia Loragno, Ingegneria genetica e diritti umani (p. 89)

Marzio Paoli, Gaia Marsico, «Bioetica: voci di donne»,  Edizioni Dehoniane, Bologna 2002 (p. 91)


Editoriale

L’esperienza continua. Il secondo numero di questa rivista è ormai completato.

Difficoltà non mancano, così come alcune note di incoraggiamento. Ci ha in particolare gratificato la positiva accoglienza incontrata in occasione della III Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola svoltasi a Messina nei giorni 7 e 8 novembre scorso di cui è possibile trovare notizia all’interno di questo numero. Resta la fatica di continuare un “discorso” all’interno di una iniziativa pubblica ed aperta che, in quanto tale, non usufruisce di sostegni da parte di “fondazioni” che logicamente intendono privilegiare interessi di parte. Ribadiamo, al contrario, che questa rivista si offre come occasione di un serio confronto sulla bioetica sia a livello di discussione teorica sia su quanto si sta realizzando all’interno del mondo della scuola. Per cui il raggiungimento o meno di un tale obiettivo non potrà che dipendere dalla qualità e dalla quantità  dei contributi che ci perverranno.

Lo sforzo che vorremmo compiere è quello di far emergere e focalizzare alcune questioni fondamentali nella speranza che, attraverso ulteriori riflessioni e approfondimenti,  si possa giungere a riferimenti  ragionevolmente sostenibili e, in quanto tali, largamente condivisibili.

Ci permettiamo quindi, in questa prospettiva,  di dare rilevanza ad alcune questioni emerse dagli interventi apparsi nel numero precedente.

Gaia Marsico ci sembra  abbia sollevato una problematica che potrebbe risultare, anche a suo dire, una delle sfide più interessanti del nostro tempo, vale a dire sfatare o meno la diffusa convinzione che, tra breve, la medicina sarà in grado di avere, totalmente o quasi, il controllo delle malattie dell’uomo. Cause di un tale modo di pensare sono individuabili, dalla stessa Marsico, da una parte  nel ritenere che  un gene sia responsabile di ogni particolare patologia (tanto per smentire ancora una volta coloro che ritengono ormai scomparso il riduzionismo scientifico), dall’altra nel considerare la medicina una scienza “esatta”.

Marina Casini e Sandro Moltisanti si sono schierati per una bioetica che  non si limiti a suscitare domande ma che sappia anche proporre risposte e soluzioni adeguate alla gravità dei problemi individuati spesso con fatica ed a prezzo di analisi molto complesse. Riteniamo che anche questa sfida  costituisca uno dei momenti fondamentali dell’odierno dibattito bioetico e in tal senso, al di là delle soluzioni individuate dagli autori, ci sembra auspicabile che un tale schieramento trovi un consenso sempre più esteso in vista, come sostenuto anche da M. G. Furnari, di una possibile ri-congiunzione tra “cio che è stato separato, virtute e conoscenza, scienza e saggezza (Tra autonomia e responsabilità, Rubettino, 2000).

Lodovico Galleni ci ha invitato a riconsiderare la questione del senso della natura, in particolare del mondo della vita, e questo per le fondamentali ripercussioni sul piano etico e, secondo noi, anche  su quello bioetico. Se fosse possibile riappropriarsi di una filosofia della natura a partire da una analisi scientifica dello stessa realtà della vita, ciò potrebbe costituire un decisivo contributo al tentativo di approdare alle già auspicate soluzioni di tante questioni di bioetica in un ottica di “larga condivisibilità”.

Andrea Porcarelli ha individuato nella cultura dominante una tendenza molto forte ad impedire scelte fondamentali, specialmente nelle giovani generazioni, poiché essa ritiene del tutto indifferenti le diverse prospettive  etiche che si offrono alla libertà individuale. E’ possibile, sia sul piano teorico che su quello educativo, eludere la domanda se una società pluralista deve considerarsi eticamente neutra e quindi attribuire lo stesso valore alle più ampie possibilità? Riteniamo che una risposta affermativa a questa domanda implichi gravi rischi  e sfugga al vero problema di considerare il pluralismo un valore solo nella misura in cui stimola scelte responsabili nella consapevolezza delle alternative ed in vista del raggiungimento di beni e valori comunemente accolti.

Questioni, queste, non indifferenti specialmente quando devono essere affrontate in un contesto pluralistico ed interdisciplinare, il che contribuirà, ovviamente, a rendere più complesso anche  il compito di una istituzione come quella scolastica che voglia intraprendere   percorsi didattico-culturali intorno alla bioetica.

Tale compito, nonostante che qualcosa si muova nel panorama scolastico italiano (basti pensare ai recenti tre Convegni Nazionali di Bioetica per la Scuola), rischia di essere continuamente disatteso, così come ha evidenziato anche Patrizia Funghi nel suo contributo, a causa della fatica e della necessità di rischiare soluzioni nuove e comuni che la stessa interdisciplinarità comporta. Ma non solo. E’ la stessa direzione che da anni sembra avere imboccato la scuola italiana che rende problematico il perseguimento delle suddette finalità, lasciando anzi sempre più presupporre l’apertura di tale istituzione a momenti puramente ricreativi con conseguenti proposte volte più all’immagine esteriore, allo svuotamento dei contenuti e alla superficializzazione del mondo, subordinate spesso a logiche di mercato, piuttosto che a una rinnovata crescita culturale e allo sviluppo di una adeguata consapevolezza critica. D’altra parte “Quando il denaro diventa la forma unica dell’economico, e l’economico diventa la forma del mondo, si sviluppa una qualità di pensiero, un tipo di razionalità …che si limita a far di conto… che sa solo calcolare, che sa solo fare  operazioni con numeri, che guarda vantaggi e svantaggi, profitti e perdite, che si configura esclusivamente nell’utile. Qui è l’essenza del pensiero unico dove i criteri di valutazione sono produttività, efficienza, calcolo, accanto ai quali non ci sono pensieri alternativi o, se ci sono, sono pensieri marginali, ciò intorno a cui non accade mondo. Penso ai pensieri filosofici, teologici, poetici. Sono pensieri possibili, gratificanti, ma il mondo non si organizza a partire da questi pensieri. Allora qui la prima domanda che si pone è questa: siamo consapevoli che la diffusione anzi l’egemonia dell’economico, indicato esclusivamente dal denaro, possa costituire l’unica forma di pensiero a cui educare tutta l’umanità? E ancora: non è proprio qui il luogo decisivo del fallimento etico?” (U. Galimberti, La Repubblica 11 novembre 2003).

Riteniamo che, come suggerisce lo stesso Galimberti, occorra urgentemente contrastare l’attuale tendenza “al fare” più che “all’agire” cioè ad “eseguire azioni già descritte e prescritte dall’apparato” più che “compiere delle azioni in vista di uno scopo” e in tal senso ci sembra dovrebbe anche indirizzarsi qualsiasi proposta di riforma del sistema scolastico.

L’uscita di questo numero della rivista coinciderà con le celebrazioni del duecentesimo anniversario della morte di Immanuel Kant, il grande filosofo tedesco che aveva invitato gli uomini ad avere il coraggio di pensare (Sapere aude)  per uscire dal loro stato di minorità di cui loro stessi sono responsabili.

Forse è proprio di inviti come questo che abbiamo bisogno per affrontare nella dovuta maniera anche le grandi questioni sollevate da oltre trent’anni di bioetica nel mondo, all’insegna del necessario dialogo – “virtù rara in un mondo diviso, dominato dalla violenza delle posizioni unilaterali” (così Stefano Rodotà a conclusione di un intervento a seguito dell’approvazione della legge sulla riproduzione assistita su La Repubblica del 29 dicembre 2003) – nella convinzione che “Sia sui fatti sia sui valori si può, anzi si deve, discutere” (come sostenuto da Armando Massarenti su Il sole 24 ore del 21 dicembre 2003 a termine della presentazione di una interessante riflessione di Barry Smith sul problema dell’inizio della vita umana).

Ringraziamo vivamente tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo fascicolo, compreso chi ha inviato contributi che, per esigenze di spazio, troveranno una adeguata collocazione nei numeri successivi.

Bioetica & Società n. 1 – 2003

2003: n. 1 giugno-dicembre (Anno I)

Editoriale (p. 5)

INTERVENTI

Gaia Marsico, Bioetica: è possibile/doveroso lasciarsi interrogare dalla società e dal presente? (p.13)

Marina Casini, Dino Moltisanti, Bioetica e Società tra informazione e formazione. Riflessioni su: Scuola, Famiglia, Mass-Media, Diritti Umani (p. 20)

Lodovico Galleni, Implicazioni sull’etica ambientale della teoria Biosferocentrica (p. 32)

Andrea Porcarelli, Bioetica a scuola: una sfida per la nostra società (p. 43)

ESPERIENZE E RIFLESSIONI DAL MONDO DELLA SCUOLA

Michele Giacci, Apprendere Bioetica insieme (p. 53)

Nicoletta Marotti, Il laboratorio per la didattica della bioetica dell’Emilia Romagna (p. 60)

Giovanna Ceparello, La bioetica tra scuola e territorio (p. 65)

Fabio Antichi, Alessio Gemmi, Elena Montagnani, Francesco Panicucci, Intervento alla II Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola (Genova, 12-13 dic. 2002). Spunti di riflessione nati dalla comparazione tra la Bozza del CNB (Bioetica interculturale) e il volume «Bioetica» realizzato dall’Istituto Tecnico Industriale «G. Marconi» con il contributo del Comune di Pontedera (p. 67)

Convegni, Recensioni… (p. 71)


Editoriale

L’Istituto Tecnico Industriale «G. Marconi»» di Pontedera ha avviato, nell’anno scolastico 1996-97, un Laboratorio di Ricerca sui rapporti fra Tecnica, Scienza e Filosofia e, successivamente, grazie anche all’interessamento ed al coinvolgimento attivo dell’Amministrazione Comunale della città, un Centro di Bioetica che si presenta come spazio per la ricerca didattica e per il dibattito pubblico. Tutto ciò con lo scopo di approfondire le problematiche sollevate dallo sviluppo scientifico-tecnologico in un’ottica interdisciplinare e in considerazione dell’importanza che la bioetica va rivestendo negli ultimi anni come grande movimento culturale teso ad affermare nuovi valori, nella consapevolezza di un diffuso pluralismo etico e nel rispetto dell’autonomia delle coscienze. Il Centro di Bioetica si propone quindi, in prima istanza, coree seria e concreta occasione di promozione culturale e sociale intorno alle tematiche relative alle cosiddette «biotecniche», nella convinzione che esse non siano solo materia da «addetti ai lavori» e che non esista problema bioetico del quale sia possibile dire: non mi riguarda, anzi, nel ritenere che tali problemi comunque ci coinvolgono, crediamo sia molto più saggio affrontarli con serenità e adeguate conoscenze prima che siano essi ad interessarsi di noi.

È anche a seguito di tali riflessioni che nasce l’idea di estendere ulterior­mente la prospettiva del «Centro» attraverso la realizzazione di una rivista rivolta sia al mondo della scuola e della cultura che all’intera società, con particolare attenzione alle giovani generazioni e con il coinvolgimento di esperti delle varie discipline implicate nelle tematiche della bioetica. Il titolo stesso della rivista ci appare pertanto assai significativo e coerente con quanto appena affermato.

Dalle riflessioni maturate durante questi anni di attività nella nostra scuola, dagli incontri con gli studenti, con gli insegnanti e con il mondo della cultura in genere abbiamo quindi tratto alcune indicazioni sui possibili sviluppi della bioetica a partire da una riflessione sulla peculiarità del tempo presente.

In effetti ci sembra proprio di vivere in un’epoca radicalmente «nuova» rispetto al passato; un’epoca che può evolvere verso destini eccezionalmente positivi per l’umanità, quanto precipitare in una situazione di «neoimbarbarimento» dalle catastrofiche conseguenze. Questa forte impressione è sicura­mente condivisa da molti uomini di oggi; ci è attestata dall’esperienza personale, trova conferma in sempre più numerose riflessioni di autori appartenenti a diversi orientamenti culturali e può essere individuata dietro tanti avvenimenti noti e meno noti della nostra vita sociale quotidiana.

Più in particolare, se pensiamo ad un ambito non certamente marginale come quello della scienza e della tecnica, senza avere la pretesa di compiere analisi esaustive, si potrebbe constatare che l’attuale fase storica appare «continuamente a rischio». Un tempo, infatti, come sottolinea, tra gli altri, Salvatore Natali, «le scoperte erano solo motivo di trionfo (e invece) oggi, al contrario, il rischio è in agguato laddove risplende il meglio» e questo per­ché la tecnica ha potuto svilupparsi senza grossi problemi e con limitati di­lemmi in una società a bassa complessità mentre «in una società ad alta complessità ogni soluzione si riformula come problema» (S. Natoli, Stare al mondo. Escursioni nel tempo presente, Feltrinelli, 2002).

Pensiamo anche di poter ragionevolmente sostenere, come scritto recentemente da Umberto Galimberti, che si è verificato un passaggio significativo da una fase storica in cui gli uomini disponevano di un «fare manipolativo (tecnica) che, non essendo in grado di incidere sui grandi cicli della natura e della specie, era circoscritto in un orizzonte che rimaneva stabile e inviolabile», ad un’altra dove «anche quest’orizzonte rientra nelle possibilità della manipolazione tecnica». La sperimentazione scientifica si sviluppa, infatti, in un ambiente artificiale (laboratorio) ma, attualmente, «il laboratorio è diventato coestensivo al mondo, ed é difficile continuare a chiamare sperimentazione ciò che modifica in modo irreversibile il mondo naturale e quello umano» (U. Galimberti, La Repubblica, 28 dicembre 2002).

E se focalizziamo la nostra attenzione sulle scienze della vita ci riconoscia­mo anche in quanto riportato, per esempio, da Angelo Bolaffi sul fatto che «mentre la teoria della relatività e la meccanica quantistica hanno al massimo influenzato, mediante una trasposizione metaforica, l’immagine che l’uomo ha di sé, la nuova biologia cambia invece l’uomo stesso» (A. Bolaffi, G. Marramao, Frammento e sistema, Donzelli, 2001). Ricordando inoltre il giudizio di Remo Bodei secondo il quale «…diversamente dai regimi totalitari che volevano plasmare gli individui con la violenza, la disciplina e l’ideolo­gia, le biotecnologie sono oggi effettivamente in condizione di creare – con mezzi non politici e, magari, con scopi filantropici – l’uomo nuovo, denaturalizzato. selezionato geneticamente…» (R. Bodei, Destini personali. L:età della colonizzazione delle coscienze, Feltrinelli, 2002), si può allora comprendere facilmente come per la bioetica, in quanto riflessione sulle implica­zioni collegate con lo sviluppo delle biotecniche, sia il tempo di scelte sem­pre più importanti e coinvolgenti.

Il presente momento per la bioetica può sembrare ancora più decisivo se consideriamo la crisi che da tempo attraversa la capacità più nobile dell’uo­mo, vale a dire il pensiero, il quale, a detta di un numero sempre maggiore di autori, si troverebbe veramente in serio pericolo. Ha lanciato, per esem­pio, in tal senso, proprio in questi ultimi tempi, un preoccupato grido d’al­larme, l’intellettuale francese Philippe Sollers, il quale afferma che l’uomo di oggi è immerso nel «conformismo» e nella «chiacchiera»», parla di tutto senza parlare realmente di nulla ed inoltre che «…ce ne pas la pensée libre qui est aujourd’hui menacée, mais, plus violemment, la pensée tout court. C’est elle qui est sans tesse dissuadée, atténuée, diffèrée, utilisée, et instrumentalisée loin de sa source et de ses possibilités essentielles»» (P Sollers, Le Monde, 13 dicembre 2002). Anche da noi, d’altra parte, Alberto Asor Rosa ha recente­mente affermato che tutte le forme di pensiero sarebbero in decadenza e che non esisterebbero più «né letteratura né arti né filosofia né pensiero giuridico né riflessione religiosa…» (A.A. Rosa, Lia guerra, Einaudi, 2002) e, pur da una diversa collocazione culturale, Massimo Fini ha scritto che «Per la prima volta nella storia dell’Occidente… non c’è un pensiero che pensa se stesso. Non c’è più una filosofia che dia un orientamento…» (M. Fini, Il vizio oscuro dell’Occidente, Marsilio 2002).

Anche senza riconoscersi pienamente in tali considerazioni ci sembra in ogni caso doveroso prendere atto della necessità e dell’urgenza di portare il dibattito bioetico al livello di una opinione pubblica che è oramai chiamata non solo a discutere e a confrontarsi ma anche a divenire consapevole della necessità di un diretto coinvolgimento in questo processo di trasformazione epocale, ad acquisire coscienza della nuova situazione emergente e a lavorare concretamente affinché il cambiamento, ed i rischi ad esso connesso, sia gui­dato con saggezza, senso del limite e responsabilità.

Se non accettiamo le conseguenze dell’affermazione secondo la quale «l’uomo è l’esperimento di se stesso» (Mare Jongen, Der mensch ist sein eigenes Experiment, Die Zeit, 9 agosto 2001), ci sembra che bioetica e società diventi un binomio necessariamente da coniugare all’insegna di una reale partecipazione e di un coinvolgimento sempre più ampio, in vista di una ri­costruzione di un sentire comune che sia frutto di uno sforzo che nasce da esigenze condivise e non il semplice consenso acritico dato ad elaborazioni (esperimenti, progetti…) prodotte in «torri d’avorio» da uno o più saperi riservati ai soli «addetti ai lavori»» o, peggio ancora, concesso in seguito a pres­sioni esercitate da gruppi di potere più o meno occulti.

Noti si tratta (o non si tratta più) di creare spazi di coesistenza e di tolleranza reciproca tra le varie posizioni, magari molto lontane tra loro, nel rispetto di una democratica convivenza e nella ricerca di minimi consensi tra punti di vista tra loro divergenti, quanto di favorire, svincolandosi da ogni pregiudizio culturale e nella maniera pili partecipata possibile, sulla base di un continuo confronto argomentato, la possibilità di un incontro reale, profondo e sempre maggiore di tutti gli interessati, in vista di una convergenza sulle più importanti ed elementari esigenze umane e della individuazione di una scala di valori oggettivamente condivisibili.

A tale proposito molto resta da fare, a nostro avviso, sia sul piano della discussione pubblica che sul versante scolastico, vale a dire in quel settore dove sono in gioco le future capacità di impegno delle nuove generazioni ad affrontare un’epoca che si presenta con le caratteristiche appena ricordate del grave rischio e di una crescente complessità. Come non essere d’accordo allora con Edgar Morin quando sostiene la necessità di una riforma del pensiero se si vuole avere uomini in grado «di affrontare i problemi del loro tempo». Occorre infatti, scrive Morin, porre un freno al deperimento democratico prodotto «dall’espansione dell’autorità degli esperti, degli specialisti di tutti i tipi, che limita progressivamente la competenza dei cittadini. Questi sono condannati all’accettazione ignorante delle decisioni di coloro che si ritiene che sappiano, ma la cui intelligenza è miope, perché parcellizzata e astratta… È una riforma vitale per i cittadini del nuovo millennio, che permetterebbe il pieno impiego delle loro attività mentali e che costituirebbe non certo l’unica condizione ma una condizione sine qua non per uscire dalle nostre barbarie» (E. Morin, La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero, Raffaello Cortina Editore, 2000).

Ovviamente, tutto questo richiede un profondo ripensamento della stessa azione educativa e formativa all’interno delle nostre realtà scolastiche ed è in tal senso che la presente rivista intende rivolgersi anche al mondo della scuola, nella speranza che i tentativi effettuati e che verranno intrapresi per affrontare, in tale ambito, le tematiche bioetiche, possano veramente costituire una valida occasione di rinnovamento del fare scuola quotidiano.

Iniziamo con questo numero uno sforzo non indifferente in tale direzione, nella convinzione che da soli non potremo procedere e che ci occorrerà il contributo di tutte le componenti della società e di tutti coloro a cui sta a cuore il nostro futuro e quello delle nuove generazioni.

Non stiamo, in questa sede, a insistere sul valore pedagogico della bioetica specialmente nella prospettiva di una riflessione sulle ragioni per cui un essere umano deve agire in vista della propria realizzazione, né su quanto un se­rio approccio bioetico possa contribuire alla acquisizione di quella interdisciplinarità tanto invocata quanto spesso disattesa nelle aule scolastiche.

Ci preme piuttosto soffermarci, a conclusione di queste brevi note, su quella che consideriamo una peculiarità della nostra iniziativa. Essa infatti non parte da uno schieramento culturale prestabilito, intendendo con tale terminologia una serie di scelte frutto di una determinata area del panorama nazionale (laico, cattolico, centro, destra, sinistra…) ima da persone che pur provenienti da diverse «appartenenze» si sono da tempo incontrate mettendo al centro della loro attenzione questioni di fondo della nostra convivenza umana, sia personale che culturale e sociale e che, dopo anni di dialogo, condivisione e ricerca di uno spazio pubblico per allargare il loro confronto, intendono estendere sempre più lo sguardo all’intera società.

«Dalla scuola alla cittadinanza, dalla cultura alla società»: questa potrebbe essere la dichiarazione di intenti di tale iniziativa nella convinzione che tutto ciò comporti un ritorno concreto e riscontrabile nello stesso mondo da cui l’idea è partita.

Vorremmo ringraziare innanzitutto la scuola che ha permesso la nascita del gruppo base di ricerca in tale direzione e precisamente l’Istituto Tecnico Industriale «G. Marconi» di Pontedera che, grazie al positivo appoggio di tutte le Presidenze (in particolare quella del Prof. Sergio Panattoni attuale Dirigente Scolastico della scuola) e di tutti i suoi Organi Collegiali, ha attivato e fatto crescere l’iniziativa. Non si può dimenticare l’interessamento attivo e pienamente condiviso (non solo a parole) dell’Amministrazione Comunale della stessa città ed in particolare dell’Assessore Daniela Pampaloni che, anche partecipando a numerosi incontri in merito, ha seguito, incoraggiato e offerto preziosi suggerimenti per lo sviluppo di queste idee. Ci piace infine ricordare il buon riscontro che l’iniziativa ha trovato in tutti coloro (Amm.ne Pro le, Amm.ne Regionale, membri del Consiglio Nazionale di bioetica, Do­centi ed esperti interpellati…) ai quali è stata, anche solo in parte, presentata.

Siamo fiduciosi che, come è stata possibile la costruzione su piccola scala di un gruppo di lavoro e di riflessione sulla bioetica, ciò possa avvenire anche in ambito più esteso attraverso il coinvolgimento sempre più ampio della scuola e dell’intera società.

NB: Questo primo fascicolo della rivista ospita una serie di contributi pervenuti aia tempo utile per le consegne típografiche. In considerazione del carattere aperto al confronto costruttivo sui temi trattati resta intenzione del comitato di direzione pubblicare, coca i prossimi numeri, ulteriori contributi, anche in grado di stabilire un rapporto dialettico con le posizioni emerse.

III Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola

Le sfide dell’ingegneria genetica – Università degli Studi di Messina, 7-8 Novembre 2003.

Pubblicazione degli atti: M. GENSABELLA FURNARI (a cura di), Le sfide della genetica. Conoscere, prevenire, curare, modificare, Rubbettino, Soveria Mannelli 2005).

L’iniziativa è sposorizzata dal Comitato Nazionale per la Bioetica

La qualità della vita e la dignità della persona

Bioetica: La qualità della vita e la dignità della persona: aspetti scientifici, etico-giuridici e filosofici
a cura di C. Dal Canto, M. Paoli, G. Volpi – Ed. Del Cerro 2002 (€ 14,50)

Presentazioni (p. 7)
Introduzione (p. 11)
Nota dei curatori (p. 19)
Ambiti e temi di ricerca delle biotecnologie – Gaia Marsico (p. 23)
Prospettive e interrogativi sollevati dallo sviluppo biotecnologico – Marina Casini (p. 59)
Bioetica: una risposta ai nuovi interrogativi – Maurizio Mori (p. 79)
Il pensiero giuridico di fronte alla sfida delle biotecnologie – Mario Zana (p. 119)
Cultura filosofica e cultura tecnico-scientifica: spunti di riflessione – Guglielmo Tamburrini (p. 133)
ppendice: I lavori premiati durante il concorso «Con-vivere/con dividere la scienza» (p. 138) – L’esperienza della prima Conferenza nazionale di Bioetica per la scuola – Capua, 2001 (p. 144)

Introduzione

Gli uomini di oggi sono posti di fronte ai numerosi problemi sollevati dall’evolversi delle conoscenze nel campo scientifico-tecnologico e fra questi, forse in modo particolare, a quelli emergenti nel settore delle scienze biologiche, alle quali molti studiosi riconoscono ormai, a partire dalla seconda metà del Novecento, quel ruolo guida che era sempre stato tradizionalmente attribuito alla fisica. Tali problemi, tra l’altro, non sembrano risolvibili né attraverso l’estrema specializzazione dei saperi e delle relative competenze settoriali, né per mezzo della sterminata quantità di notizie che, diffuse dai grandi mezzi di comunicazione, riescono spesso più a disorientare e ad allarmare che ad informare in maniera seria ed efficace.
Si potrebbero citare a tale proposito, tanto per rimanere ad alcune delle notizie che più ci hanno colpito negli ultimi tempi, le riflessioni di Stephen Hawking, famoso professore di fisica dell’Università di Cambridge e considerato una delle più grandi menti viventi, il quale sostiene che l’intelligenza informatica si sta evolvendo con una velocità superiore a quella umana e che quindi l’uomo sarà, prima o poi, superato dalle «macchine». Per cui, suggerisce Hawking, occorrerà modificare il DNA umano, ossia creare uomini con un DNA più complesso per evitare di essere sopraffatti dagli automi intelligenti. Insomma una specie di «Superuomini» da affiancare ai «Normali» esseri umani. Oppure, si potrebbe pensare al dibattito suscitato dalle notizie diffuse sulla volontà conclamata di procedere alla clorazione di esseri umani da parte di alcuni autorevoli ricercatori, tra cui l’italiano Severino Antinori il quale ha annunciato esperimenti in tal senso che avrebbero coinvolto donne di varie nazionalità.
O ricordare, sempre sullo stesso argomento, la notizia relativa alla prima (o almeno presentata come tale) clonazione di un embrione umano avvenuta nel novembre del 2001 ad opera di una società privata di biotecnologia con sede a Worcester nel Massachussetts e quella del parziale sviluppo di un embrione umano all’interno di un utero artificiale, anche in vista di un impianto sull’uomo in maniera da rendere interscambiabile il ruolo materno tra maschi e femmine, realizzato ,,quest’anno alla Cornell Uníversity da un gruppo di scienziati statunitensi.
Si tratta, come rilevabile anche da questi semplici riferimenti, di questioni di grande importanza dalle quali, a nostro avviso, non possono prescindere tutti coloro che intendono maturare una autonomia di pensiero in vista di scelte libere e responsabili. Certo, si potrebbe pensare che, tutto sommato, «non c’è niente di nuovo sotto il sole» (come anche affermato da Norberto Bobbio, seppure in un contesto non identico, in una intervista concessa a Vittorio Possenti e apparsa di recente su un quotidiano a larga diffusione), dal momento che l’uomo e il mondo sono sempre stati sostanzialmente gli stessi e che abbiamo sempre avuto un rapporto ambivalente e problematico con la natura.
Se ciò è in parte vero, ci sembra altrettanto vero che l’epoca attuale si caratterizza per alcune novità radicali. In particolare, e relativamente alle problematiche affrontate in questa sede, intendiamo riferirci ad una ricerca scientifica sempre più spinta ai confini della vita con una violenza che, amplificata dal sistema massmediatico, rischia di far dimenticare quell’ ethos che permette agli uomini di sentirsi se stessi; affermiamo che mai come oggi ci siamo trovati di fronte al rischio di fare della tecnica un idolo e che davanti a noi si pongono necessità del tutto nuove, rispetto alle quali principi dati per scontati da millenni non sono più facilmente applicabili. Come è stato opportunamente rilevato «…mentre la teoria della relatività e la meccanica quantisticali;iiino al massimo influenzato, mediante una trasposizione metaforica, l’ímmagine che l’uomo ha di sé, la nuova biologia cambia invece l’uomo stesso» (A. Bolaffi, G. Marramao, Frammento e sistema, Donzelli, 2001).Questa nuova fase epocale ha contribuito a spingere alcuni studiosi a coniare il termine di bioetica, molti altri a dedicarsi a questo tipo di studi, ed ha fatto sì che tanti uomini di oggi approfondissero tale settore.Come ci ha suggerito il padre della prima bambina francese nata in provetta, Jacques Testart, siamo forse per la prima volta nella «…necessità di definire una soglia, quella che rende l’uomo intollerabile all’uomo» (L’uovo trasparente, Bompiani, 1988).
Un tale scenario rischia di essere ulteriormente aggravato anche dal depotenziamento della metafisica e dal conseguente prevalere di un «pensiero debole» che ha condotto ad un certo smarrimento dell’identità ontologica dell’uomo, del senso della sua esistenza e all’apertura di un orizzonte di tipo nichilistico.
Ma affrontare tematiche di bioetica come quelle legate alle manipolazioni genetiche ed alle biotecnologie, ai trapianti di organi, alla fecondazione artificiale, al trattamento degli embrioni o all’accanimento terapeutico, vuol dire anche fare chiarezza tra i vari ambiti dei saperi che entrano in gioco ed imparare a distinguere tra ciò che appartiene all’ambito della tecnica, ciò che riguarda il campo scientifico e quello che attiene al dominio dei principi filosofici ed etici. In particolare ci sembra fondamentale tentare di dare una prima risposta alla complessa questione del rapporto tra scienza e tecnica ricordando che la diffusa concezione secondo la quale la scienza si occuperebbe di questioni teoretiche e la tecnica delle conseguenti applicazioni pratiche, ci appare quantomeno semplicistica.
Non ci sentiamo pertanto di condividere affermazioni come quelle manifestate di recente in un libro-intervista da un noto e stimato filosofo (docente, tra l’altro, all’Ateneo pisano) il quale, oltre a ritenere la scienza una conquista irrinunciabile per l’umanità, sostiene anche che solo «…il suo uso può essere buono o cattivo» (R. Bodei, Il dottor Freud e i nervi dell’anima, Donzelli, 2000).
Se infatti seguendo altri studiosi come Umberto Galimberti, pensiamo che «La scienza non ha uno sguardo puro, non guarda il mondo per contemplarlo come fa il poeta ma per trasformarlo» e l’intenzione manipolatrice è già insita «…nello stesso atto di nascita dello sguardo scientifico» (E. Boncinelli e U. Galimberti con Giovanni Maria Pace, E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza, Einaudi, 2000) allora ci appare problematica una distinzione tra ricerca pura e sue applicazioni pratiche da considerarsi buone o cattive in base ai risultati perseguiti. Riteniamo perciò; con Testart, che l’impresa tecnico-scientifica non sia un procedimento neutrale e che quindi occorra collocare le scelte etiche in un momento anteriore alla ricerca e sosteniamo la necessità di «una riflessione plurídisciplinare sul significato della produzione scientifica» (op. cit.).
Ci sembra inoltre fondamentale non limitare una tale riflessione agli esperti delle varie discipline e agli addetti ai lavori ma estenderla in maniera più ampia possibile, favorendo
il costituirsi di centri di approfondimento e di discussione capaci di superare l’orizzonte degli attuali comitati etici e degli ambiti specialistici.
È proprio in questa direzione che intende procedere l’iniziativa avviata per la nostra città, grazie anche alla collaborazione dell’Amm.re Comunale, da un gruppo di insegnanti
dell’iris «G. Marconi», pur nella consapevolezza che l’impresa presenta difficoltà culturali (diffusa sfiducia nella partecipazione e nel dialogo, allentamento dei legami sociali, trionfo dell’individualismo più sfrenato ecc.) e logistiche non indifferenti ma, anche, nella convinzione che non possano esistere validi percorsi alternativi né facili scorciatoie per evitare che scelte coinvolgenti la direzione del nostro futuro vengano riservate a circoli elitari, depositari di interessi settoriali ed in ogni caso estranei al bene comune.
In tale ottica non ci sentiamo di condividere le posizioni di coloro che auspicano una ricerca guidata da gruppi di poi crc, purché sganciati da criteri ideologici, religiosi e filosofici, iri quanto riteniamo che sottrarre tali gruppi a influenze (1i una simile natura costituisca un’ impresa destinata al fallimento.
Per quanto già fatto notare, non ci sembra neppure plausibile la concezione, assai diffusa in ambito scientifico, secondo cui alla scienza dovrebbe essere riconosciuto il diritto alla più completa autonomia dal momento che essa stessa risulterebbe di per sé autocorrettiva, ossia in grado di correggere (la sola i propri errori.
A costo di ripeterci riteniamo quindi che l’unica via percorribile, anche se non di semplice attuazione, sia l’apertura (li uno spazio di pubblica riflessione in vista di quella che potremmo definire una «etica della convivialità della cittadinanza» mirante al coinvolgimento più ampio possibile dei cittadini e, nello stesso tempo, orientata alla ricomposizione (lei saperi attraverso una interdisciplinarità spesso trascurata ira che, nella discussione bioetica, diviene assolutamente indispensabile anche in considerazione dell’unità e della complessità dell’essere umano.
Occorre dunque distinguere, in un primo momento, i vari ambiti dei saperi e le loro rispettive competenze, in vista di una successiva ricomposizione da condividere e da realizzare anche per arginare la diffusa tendenza alla disgregazione ed al particolarismo, con il conseguente rischio dello smarrimento della totalità dell’uomo.
In tal senso riteniamo di fondamentale importanza, pur tra tante difficoltà, visto lo scetticismo ed il relativismo dominanti, ricercare alcuni principi etici comuni nello sforzo di approdare, secondo la prospettiva indicata dallo stesso Remo Bodei, ad un’etica «…universale, di tipo planetario, che valga per tutti gli uomini, al di là della loro cittadinanza» (op. cit.) e che risulti ragionevolmente difendibile. Con Bodei crediamo infatti che dovremmo considerare l’umanità «Come una polifonia di voci differenti che, malgrado le dissonanze, cominci a confrontarsi su scala globale» (ivi) e con Bolaffi riteniamo opportuno che si ponga «…all’ordine del giorno la necessità di una convenzione bioetica globale che definisca una Magna Charta dei diritti biologici dell’umanità» (A. Bolaffi, G. Marramao, op. cit. ).
Questa esigenza di raggiungere valori universali sembra farsi strada anche in ambiti diversi da quello strettamente filosofico e a tale proposito, ad esempio, ci piace ricordare un intervento di Francesco Alberoni apparso negli ultimi mesi su un autorevole quotidiano ed una recente presa di posizione di Giovanni Berlinguer, attuale presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, il quale ritiene proprio che, di fronte ai grandi interrogativi posti dalle nuove frontiere della conoscenza soprattutto nel settore delle biotecnologie, del genoma umano e dell’utilizzo delle cellule staminali, è necessario che «siano elaborati principi e regole che abbiano valore universale».
Come insegnanti ci preme anche sottolineare che il carattere interdisciplinare della bioetica e il suo conseguente coinvolgimento di ambiti diversi del sapere comporti una seria riflessione nel campo educativo e quindi in quello scolastico.
Se infatti educare significa aiutare a comprendere il valore della ricerca dei significati, del dialogo intorno alle varie visioni dell’uomo e contribuire a fare scoprire le ragioni per cui un essere umano deve agire in vista della propria realizzazione, e la bioetica intende individuare principi di riferimento condivisibili da tutti, allora riteniamo che sia impossibile non riconoscerle un valore pedagogico. Non certamente come materia da aggiungere alle altre ma neppure con una valenza genericamente formativa secondo quanto inteso da alcune parti (v. anche Protocollo siglato tra Ministero della PI. e Comitato Nazionale di Bioetica). Crediamo invece che, a proposito dell’insegnamento della bioetica, si debba partire da una domanda essenziale: con quale etica possono essere più adeguatamente affrontati i problemi sollevati dallo sviluppo delle tecnoscienze? Si esprime qui l’esigenza reale di individuare seri criteri di comportamento per la vita personale e la condotta sociale; ma quale educatore può avere l’autorità di affermare che una morale è migliore di un’altra? Non
e certo facile rispondere a questo interrogativo, ma possiamo tentare almeno una approssimazione verso una risposta possibile. In primo luogo ci sentiamo di escludere, anche in riferimento alle precedenti considerazioni, una presentazione neutrale delle problematiche bioetiche, perché questa scelta sarebbe di per sé già il frutto di un orientamento etico ben )reciso, così come non possiamo limitarci ad individuare íl senso delle domande eludendo qualsiasi risposta. È quindi necessario ricercare un nucleo di valori condivisi a cui riferirsi, norme oggettivamente fondate che possano guidare l’agire umano.
La consapevolezza di una cittadinanza democratica impone che non si possa agire senza; pensare, senza assumersi responsabilità: attraverso la bioetica prende forma l’esercizio alla critica come libertà che si apre alla responsabilità.
Proporre agli studenti, attraverso l’esercizio della razionalità, una sintesi tra libertà e responsabilità ci appare un percorso in armonia con quanto già indicato perché la libertà Nell’uomo è condizionata dalla responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Facciamo proprio, in tal senso, quanto una volta ebbe a scrivere Karl Jaspers: «Solo quando si manifesta un conflitto sul terreno della prassi appare chiaro che cosa importi a un uomo. Solo nel momento concreto, che costringe alla decisione, non alla mera riflessione su di esso, si fa palese che cosa per un uomo soprattutto conti, e inoltre se egli conduca la propria vita obbedendo a determinazioni gerarchiche che le conferiscono un assetto, una struttura, o se invece si abbandoni a comportamenti di volta in volta discordanti, in una confusione che finisce con l’occultare il senso della sua vita» (Karl Jaspers, Piccola scuola del pensiero filosofico, SE Editore, 1998).
Sono passati ormai diversi anni da quando il gruppo nato :fI1’interno dell’ITIS «Guglielmo Marconi» organizzava una serie di giornate di studio sul tema: «Perché la filosofia oggi?». Attualmente, anche dopo avere promosso ulteriori iniziative stille implicazioni del nostro sviluppo tecnico scientifico ed avere avviato una riflessione in ambito bioetico, riteniamo di potere affermare che gli elementi fondamentali emersi nel corso di quelle giornate ricevano nuove conferme. Quanto riportato dopo quella occasione e precisamente che «l’enorme progresso della scienza e della tecnica nell’epoca contemporanea, accanto alla risoluzione di numerosi problemi del genere umano, ha anche aperto – come era facilmente prevedibile – pericolose fratture e creato problematiche nuove che possono offrirsi alla riflessione filosofica nel tentativo di trovare in essa alcune possibili soluzioni» (Filosofia ed Etica di fronte allo sviluppo scientifico tecnologico, Atti dei convegni, iris G. Marconi, Pontedera, 2000) ci sembra infatti rafforzata se ci mettiamo, in particolare, in una prospettiva bioetica. Le scelte che diventano sempre più drammatiche per le possibilità che la scienza e la tecnica offrono all’uomo non potranno infatti prescindere da una riflessione filosofica sull’essere umano, sul senso della vita e su ciò che si pensa debba essere il nostro futuro, così come probabilmente non potranno fare a meno di una analisi dei meccanismi di potere più o meno occulti e degli interessi che entrano in gioco.

Pontedera, Giugno 2002

Nota dei curatori

La Dott.ssa Gaia Marsico presenta una relazione centrata sulle problematiche relative all’inizio della vita intendendo proporre in primo luogo una aggiornata rassegna delle diverse posizioni emerse in ambito laico e cattolico su questioni come lo statuto dell’ embrione} la procreazione assistita} l’aborto e le loro conseguenze sul piano etico-sociale. Un’attenzione partico lare è rivolta a problematiche meno dibattute ma forse più le gate alla vita quotidiana di tante persone come la diagnosi pre- natale genetica (amniocentesi) ed il consenso informato. Nella parte finale del suo intervento, l’autrice tenta di circoscrivere il campo di interesse complessivo della bioetica evidenziandone anche la portata ed i suoi possibili significati per la società con temporanea. In conclusione viene individuato per la bioetica il compito di proporsi come cosciènza critica nei confronti di tan ti aspetti della pratica scientifica e punto di riferimento per la maturazione di scelte etiche autonome e responsabili.

Nel secondo intervento la Dott.ssa Marina Casini, dopo avere operato una distinzione tra quella che si può definire «Etica della disponibilità della vita» e «Etica della indisponi bilità della vita», indica in quest’ultima la strada più opportu na per affrontare le domande poste dall’ incessante sviluppo tec nico-scientifico il quale ha offerto possibilità di intervento sugli aspetti più intimi e misteriosi, della vita umana} motivando tale scelta con considerazioni di natura giuridica. Questo tipo di impostazione permette} secondo la relatrice, di affrontare le nuove sfide e di arrivare alla formulazione di un postulato di uguaglianza tra tutti gli uomini che può essere laicamente condiviso e che può anche rendere superata la classica distinzione tra bioetica laica e bioetica cattolica. La relatrice una volta ri badito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l’esigenza meta-scientifica e quella meta-tecnologica emergono dall’interno della stessa scienza e che la problematica etica sorge a vari livelli della stessa pratica, propone di superare il grave rischio di «di sperdere l’essere umano nel mondo delle cose» attraverso un «Personalismo» ontologicamente fondato in grado, tra l’altro, di rappresentare una sfida per la costruzione di un ponte tra natura e persona, tra fede e ragione, tra etica e diritto.

Il Prof. Maurizio Mori dopo aver individuato una analogia tra movimento bio etico e movimento illuminista per la loro enorme portata storica evidenzia nella cultura occidentale del nostro tempo un atteggiamento diffuso che ritiene non più comprensibili i divieti morali assoluti. Oggi diventa quindi estremamente problematico, rispetto al passato, individuare una gerarchia di valori guida per le nostre scelte. Non si può d’altronde ignorare che le vecchie tradizioni si sono formate in un’epoca nella quale l’uomo non conosceva ancora i processi vitali e non era quindi in grado di controllarli e di guidarli.
Ma una volta che queste nuove conoscenze sono state acquisite, non ci possiamo più permettere di perdere le opportunità offer te dalla nuova rivoluzione compiuta in campo medico-biologico anche se è opportuno valutare i rischi cui è possibile andare in contro. Dopo avere affrontato la distinzione tra etica laica e cattolica ed essersi dichiarato a favore di un’ etica relativista, se con questo termine si intende affermare che «i giudizi etici sono relativi alle circostanze», il prof. Mori sostiene che la po sizione più ragionevole sul piano etico è quella di un «soggettivismo obiettivista». Si sofferma inoltre, tra le altre cose, sul concetto di vita distinguendo tra vita umana, essere umano, individuo e persona, sostenendo altresì che, a suo giu dizio, non è possibile ritenere che l’embrione sia una persona.

Il Prof. Zana attraverso una lettura attenta di alcuni documenti emanati da organismi nazionali ed internazionali in materia di bioetica, evidenzia importanti indicazioni che, se oppor tunamente filtrate attraverso un dibattito, potranno portare alla formulazione di «Regole che siano tali da garantire, per un verso, il soddisfacimento delle esigenze che nascono dalla con creta esperienza e, dall’ altro, il rispetto di quel principio fonda mentale rappresentato dalla dignità della persona umana». In particolare, affrontando alcune tra le principali tematiche di bioetica, come quelle di fine-vita, rileva che il legislatore debba rimanere sul piano della norma generale al fine di non «ucci dere» la «varietà delle istanze concrete». A conclusione dell’in tervento l’autore accenna ai notevoli interessi economici che spesso intervengono in questo settore, rilevando comunque il ruolo che può svolgere in tal senso il potere politico anche se non si nasconde che restano zone d’ombra assai preoccupanti.

Il Prof. Tamburrini osserva come in Italia la cultura filosofica e quella scientifico-tecnologica siano ancora divise da vecchi pregiudizi per il cui superamento è necessario, tra l’altro, «attraversare con competenza i confini disciplinari». Ricollegandosi ad uno studio che sta conducendo sull’Intelligenza Artificiale egli rileva come le competenze tecniche richieste in proposito non possano prescindere dalle conoscenze filosofiche. In genere si può dunque affermare che uno scienziato che compia determinate indagini in un settore specifico, sia guidato nella sua ricerca «anche da concezioni metafisiche, da ipotesi non empiriche sulla natura di ciò che deve indagare». La necessità di un approccio multidisciplinare è avvertita specialmen te in bioetica che richiede non solo «una riflessione integrata» su tecnica, scienza e filosofia ma anche sull’uomo stesso in quanto soggetto moralmente responsabile.

Le relazioni presentate in questo volume non sono state tutte riviste dagli autori (in particolare, non è stato mai visionato il testo dalla Dott.ssa Marina Casini). I curatori della presente pubblicazione si assumono la responsabilità del contenuto di tali parti.

II Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola

Le metamorfosi della salute – Università degli Studi di Genova, 12-13 Novembre 2002.

 

L’iniziativa è sposorizzata dal Comitato Nazionale per la Bioetica

I Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola

Bioetica e diritti umani – Capua, Caserta 2001.

Pubblicazione degli atti: M. A. LA TORRE (a cura di), Bioetica & diritti umani, Prefazione di G. Berlinguer, Luciano Editore, Napoli 2004).

L’iniziativa è sposorizzata dal Comitato Nazionale per la Bioetica

I Edizione del Concorso sulla Bioetica (2000)

Premi:

1° classificato (300.000 £): Alice Dal Canto (IV ST ITIS «G. Marconi» Pontedera)

2° classificato (200.000 £): Laura Masoni (IV G Liceo Socio-Pedagogico «G. Carducci» S. Miniato)

3° classificato (100.000 £): Isa Garosi (V Liceo Linguistico «I. Falchi» Montopoli)