Bioetica & Società n. 1 – 2004

2004 n. 1 gennaio-aprile (Anno II)

Editoriale (p. 5)


INTERVENTI

Carlo Casini, Marina Casini, La legge italiana sulla procreazione assistita (p. 11)

Vittoria Franco, Una legge ingiusta, prodotto di una particolare concezione metafisica (p. 28)

Sandro Spinsanti, Quale etica per l’EBM? (p. 36)

Gaia Marsico, I test genetici tra mercati, brevetti e aspettative: il caso del cancro al seno (p. 47)


ESPERIENZE E RIFLESSIONI DAL MONDO DELLA SCUOLA

Andrea Porcarelli, Il rapporto tra educazione alla convivenza civile e bioetica nel contesto della riforma del sistema scolastico (p. 57)

Patrizia Funghi, La questione degli alunni diversamente abili. Aspetti etici (p. 63)

Eloisa Modolo, Simona Martire, Andrea E. Storti, Francesco Porcaro, La bioetica al Liceo Scientifico «E. Majorana», Roma. Intervento alla III Conferenza Nazionale di di Bioetica per la Scuola – Messina, 7/8 novembre 2003 (p. 70)

Samuele Cappelli, Giuseppe Baglio, Giacomo Bini, Cristian Gennai, Fabrizio Tommasini, è possibile porre dei limiti alla ricerca genetica? Intervento alla III Conferenza Nazionale di Bioetica per la scuola – Messina, 7/8 novembre 2003 (p.78)


CONVEGNI, RECENSIONI E CONTRIBUTI 

Giusi Venuti, Il Convegno di Messina (p. 87)

Diletta Maria Cecilia Loragno, Ingegneria genetica e diritti umani (p. 89)

Marzio Paoli, Gaia Marsico, «Bioetica: voci di donne»,  Edizioni Dehoniane, Bologna 2002 (p. 91)


Editoriale

L’esperienza continua. Il secondo numero di questa rivista è ormai completato.

Difficoltà non mancano, così come alcune note di incoraggiamento. Ci ha in particolare gratificato la positiva accoglienza incontrata in occasione della III Conferenza Nazionale di Bioetica per la Scuola svoltasi a Messina nei giorni 7 e 8 novembre scorso di cui è possibile trovare notizia all’interno di questo numero. Resta la fatica di continuare un “discorso” all’interno di una iniziativa pubblica ed aperta che, in quanto tale, non usufruisce di sostegni da parte di “fondazioni” che logicamente intendono privilegiare interessi di parte. Ribadiamo, al contrario, che questa rivista si offre come occasione di un serio confronto sulla bioetica sia a livello di discussione teorica sia su quanto si sta realizzando all’interno del mondo della scuola. Per cui il raggiungimento o meno di un tale obiettivo non potrà che dipendere dalla qualità e dalla quantità  dei contributi che ci perverranno.

Lo sforzo che vorremmo compiere è quello di far emergere e focalizzare alcune questioni fondamentali nella speranza che, attraverso ulteriori riflessioni e approfondimenti,  si possa giungere a riferimenti  ragionevolmente sostenibili e, in quanto tali, largamente condivisibili.

Ci permettiamo quindi, in questa prospettiva,  di dare rilevanza ad alcune questioni emerse dagli interventi apparsi nel numero precedente.

Gaia Marsico ci sembra  abbia sollevato una problematica che potrebbe risultare, anche a suo dire, una delle sfide più interessanti del nostro tempo, vale a dire sfatare o meno la diffusa convinzione che, tra breve, la medicina sarà in grado di avere, totalmente o quasi, il controllo delle malattie dell’uomo. Cause di un tale modo di pensare sono individuabili, dalla stessa Marsico, da una parte  nel ritenere che  un gene sia responsabile di ogni particolare patologia (tanto per smentire ancora una volta coloro che ritengono ormai scomparso il riduzionismo scientifico), dall’altra nel considerare la medicina una scienza “esatta”.

Marina Casini e Sandro Moltisanti si sono schierati per una bioetica che  non si limiti a suscitare domande ma che sappia anche proporre risposte e soluzioni adeguate alla gravità dei problemi individuati spesso con fatica ed a prezzo di analisi molto complesse. Riteniamo che anche questa sfida  costituisca uno dei momenti fondamentali dell’odierno dibattito bioetico e in tal senso, al di là delle soluzioni individuate dagli autori, ci sembra auspicabile che un tale schieramento trovi un consenso sempre più esteso in vista, come sostenuto anche da M. G. Furnari, di una possibile ri-congiunzione tra “cio che è stato separato, virtute e conoscenza, scienza e saggezza (Tra autonomia e responsabilità, Rubettino, 2000).

Lodovico Galleni ci ha invitato a riconsiderare la questione del senso della natura, in particolare del mondo della vita, e questo per le fondamentali ripercussioni sul piano etico e, secondo noi, anche  su quello bioetico. Se fosse possibile riappropriarsi di una filosofia della natura a partire da una analisi scientifica dello stessa realtà della vita, ciò potrebbe costituire un decisivo contributo al tentativo di approdare alle già auspicate soluzioni di tante questioni di bioetica in un ottica di “larga condivisibilità”.

Andrea Porcarelli ha individuato nella cultura dominante una tendenza molto forte ad impedire scelte fondamentali, specialmente nelle giovani generazioni, poiché essa ritiene del tutto indifferenti le diverse prospettive  etiche che si offrono alla libertà individuale. E’ possibile, sia sul piano teorico che su quello educativo, eludere la domanda se una società pluralista deve considerarsi eticamente neutra e quindi attribuire lo stesso valore alle più ampie possibilità? Riteniamo che una risposta affermativa a questa domanda implichi gravi rischi  e sfugga al vero problema di considerare il pluralismo un valore solo nella misura in cui stimola scelte responsabili nella consapevolezza delle alternative ed in vista del raggiungimento di beni e valori comunemente accolti.

Questioni, queste, non indifferenti specialmente quando devono essere affrontate in un contesto pluralistico ed interdisciplinare, il che contribuirà, ovviamente, a rendere più complesso anche  il compito di una istituzione come quella scolastica che voglia intraprendere   percorsi didattico-culturali intorno alla bioetica.

Tale compito, nonostante che qualcosa si muova nel panorama scolastico italiano (basti pensare ai recenti tre Convegni Nazionali di Bioetica per la Scuola), rischia di essere continuamente disatteso, così come ha evidenziato anche Patrizia Funghi nel suo contributo, a causa della fatica e della necessità di rischiare soluzioni nuove e comuni che la stessa interdisciplinarità comporta. Ma non solo. E’ la stessa direzione che da anni sembra avere imboccato la scuola italiana che rende problematico il perseguimento delle suddette finalità, lasciando anzi sempre più presupporre l’apertura di tale istituzione a momenti puramente ricreativi con conseguenti proposte volte più all’immagine esteriore, allo svuotamento dei contenuti e alla superficializzazione del mondo, subordinate spesso a logiche di mercato, piuttosto che a una rinnovata crescita culturale e allo sviluppo di una adeguata consapevolezza critica. D’altra parte “Quando il denaro diventa la forma unica dell’economico, e l’economico diventa la forma del mondo, si sviluppa una qualità di pensiero, un tipo di razionalità …che si limita a far di conto… che sa solo calcolare, che sa solo fare  operazioni con numeri, che guarda vantaggi e svantaggi, profitti e perdite, che si configura esclusivamente nell’utile. Qui è l’essenza del pensiero unico dove i criteri di valutazione sono produttività, efficienza, calcolo, accanto ai quali non ci sono pensieri alternativi o, se ci sono, sono pensieri marginali, ciò intorno a cui non accade mondo. Penso ai pensieri filosofici, teologici, poetici. Sono pensieri possibili, gratificanti, ma il mondo non si organizza a partire da questi pensieri. Allora qui la prima domanda che si pone è questa: siamo consapevoli che la diffusione anzi l’egemonia dell’economico, indicato esclusivamente dal denaro, possa costituire l’unica forma di pensiero a cui educare tutta l’umanità? E ancora: non è proprio qui il luogo decisivo del fallimento etico?” (U. Galimberti, La Repubblica 11 novembre 2003).

Riteniamo che, come suggerisce lo stesso Galimberti, occorra urgentemente contrastare l’attuale tendenza “al fare” più che “all’agire” cioè ad “eseguire azioni già descritte e prescritte dall’apparato” più che “compiere delle azioni in vista di uno scopo” e in tal senso ci sembra dovrebbe anche indirizzarsi qualsiasi proposta di riforma del sistema scolastico.

L’uscita di questo numero della rivista coinciderà con le celebrazioni del duecentesimo anniversario della morte di Immanuel Kant, il grande filosofo tedesco che aveva invitato gli uomini ad avere il coraggio di pensare (Sapere aude)  per uscire dal loro stato di minorità di cui loro stessi sono responsabili.

Forse è proprio di inviti come questo che abbiamo bisogno per affrontare nella dovuta maniera anche le grandi questioni sollevate da oltre trent’anni di bioetica nel mondo, all’insegna del necessario dialogo – “virtù rara in un mondo diviso, dominato dalla violenza delle posizioni unilaterali” (così Stefano Rodotà a conclusione di un intervento a seguito dell’approvazione della legge sulla riproduzione assistita su La Repubblica del 29 dicembre 2003) – nella convinzione che “Sia sui fatti sia sui valori si può, anzi si deve, discutere” (come sostenuto da Armando Massarenti su Il sole 24 ore del 21 dicembre 2003 a termine della presentazione di una interessante riflessione di Barry Smith sul problema dell’inizio della vita umana).

Ringraziamo vivamente tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla realizzazione di questo fascicolo, compreso chi ha inviato contributi che, per esigenze di spazio, troveranno una adeguata collocazione nei numeri successivi.